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18 novembre 2009

Mamma, da grande voglio fare la Belen


belen-valentino.jpgSe avessi un figlio di 7 anni che mi dice che vuole essere Valentino Rossi, proprio non stapperei champagne, ma me ne farei una ragione... dopotutto le moto i maschi ce le hanno nel dna e poi la fama, il successo, aspirazione comprensibile.
Ma vorrei proprio vedere la faccia di quelle povere madri, le cui figlie non ancora adolescenti alla domanda del sondaggio Eurispes e Telefono Azzurro "Chi sarò da grande?" hanno risposto in coro e senza esitare: Belen Rodriguez! Forse che qualcuno ha sbagliato qualcosa?


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13 novembre 2009

Gelmini: maternità, no grazie!

gelmini.jpgLa Ministra Gelmini fa outing e ci rivela il suo "stato interessante", ma subito aggiunge che non mollerà la sua poltrona neppure per un giorno, dopo la nascita della creatura. E così oltre alle ire delle mamme di figli in età scolare si attira gli insulti di tutte le precarie d'Italia, che non hanno diritto neppure a un giorno di maternità pagata. Ma esibire il pancione che avanza e, subito dopo il parto, tornare in carriera come e più di prima, pare sia il trend del momento, almeno per quanto riguarda certe professioni. Sarà mica un caso che il 46% delle operaie si ritira a vita privata prima del quinto mese (dati Corriere della Sera) e nella maggior parte dei casi decide di passare il resto dei suoi giorni fra biberon e brodini vegetali. Quelle come Mariastella invece, parlano già di nursery in Parlamento, di biberon fra un Consiglio dei Ministri e una commissione, di donne poliedriche che riescono a conciliare famiglia e carriera. Certo un bebè urlante accudito da stuoli di nanny si può portare tranquillamente in tour nei saloni del Transatlantico o in qualche studio televisivo a far la comparsata, ma ve le immaginate stuoli di operaie responsabili e innamorate del proprio mestiere che cambiano pannolini sulla catena di montaggio?

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11 novembre 2009

Come cani e gatti

coppia-cane.jpg

Se, per caso, da quando è nato il vostro pargolo avete notato un'impennata dei litigi coniugali e sono più le volte che sognate un avvocato che quelle in cui vi balena l'idea di rivolgervi a un consulente matrimoniale, potete tirare un respiro di sollievo. Se invece di fare un figlio aveste deciso di adottare un cucciolo peloso le cose andrebbero certamente peggio. Pare infatti che fra le coppie con animale in casa i divorzi e le separazioni siano in aumento vertiginoso. La convivenza con un quadrupede, un serpente e perfino con un pappagallino mina l'equilibrio amoroso molto più dell'arrivo di un neonato urlante e bisognoso di cure. E non c'è neppure la consolazione di una separazione light, ognuno per la sua strada e chi si è visto si è visto, perché ora anche cani e gatti hanno diritto all'affido condiviso con tanto di spese legali, udienze, vacanze, alimenti e psico-consulenze. Insomma mal comune...

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23 ottobre 2009

Il primo pidocchio non si scorda mai

pidocchio.jpgPare che dopo un po' ci si faccia l'abitudine, ma per quelle della mia generazione rassegnarsi ad avere un figlio pidocchioso è davvero dura. Io ho ancora stampata nel cervello la scena della dottoressa scolastica che spulciava le nostre teste minuziosamente e "tratteneva" in infermeria gli untori. Che da quel momento non si sarebbero più scrollati di dosso il marchio della vergogna, una sorta di lettera scarlatta P di pidocchioso. A quei tempi non c'era privacy per nessuno! Certo, oggi è tutto diverso, le maestre ti telefonano a casa e con molto tatto ti sussurrano sottovoce che il tuo amato pargolo di neppure due anni ha qualche lendine e persino 2 o 3 animaletti fra i boccoli: "nulla di drammatico, basta armarsi di olio e pettinino di metallo e passa la paura". In effetti, tutte le mie amiche-mamme ci sono già passate e ognuna mi ha prontamente rivelato la sua personale ricetta contro gli orridi insetti. Ci sono le super-naturiste che staccano amorevolmente le uova una ad una, le più tecniche che consigliano un olio che soffoca il nemico (da lasciare in posa una notte intera) e le praticone che ci danno dentro con prodotti chimici e insetticidi, incuranti della cute delicata delle creature innocenti.

Ma oltre allo schifo, il dramma per le neofite della pediculosi come me è come riconoscere nella folta criniera dell'amato figliolo gli ospiti indesiderati e soprattutto le famose uova. Io sono due sere che striglio per ore la testa ribelle del mio bambino, ma come posso essere certa di aver fatto piazza pulita? Perché il rischio è quello di lasciare anche una sola lendine, che tempo 10 giorni riprodurrà l'intera colonia... Conosco illustri famiglie (ovviamente non posso far nomi) che ormai hanno gettato la spugna e convivono allegramente con le odiose bestiole. Io piuttosto prima mi compro la Vaporella e poi parto per l'India e immergo il piccolo infestato nel Gange.

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14 ottobre 2009

Mai più senza paracapezzoli d'argento

paracapezzoli.jpgDi tutti gli oggetti disgustosi che una madre che allatta si ritrova prima o poi ad avvicinare: reggipetti tecnici, unguenti maleodoranti, coppe assorbi-latte-usa-e-getta, fino agli attrezzi di tortura veri e propri come i tiralatte di ogni genere e sorta, c'è un gadget, che riesce a riportare un pizzico di glamour nel periodo meno fashion della vita di una donna. Si tratta dei paracapezzoli d'argento, coppette-gioiello dalle proprietà miracolose, da tenere nascoste sotto il reggiseno per scongiurare la comparsa delle terribili ragadi. Non mi soffermerò tanto sulle proprietà traumaturgiche dell'argento, che sono note da millenni, quanto sui benefici psicologici che questi paracapezzoli, dall'allure vagamente sadomaso, portano nella monotona routine della nutrice contemporanea. Indossarli ti fa subito sentire una via di mezzo fra Madonna e Britney Spears, ti fa volare sulle passerelle di Gaultier dei tempi d'oro, ti regala un profilo incredibilmente sexy sotto magliette e golfini. Dite poco?

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06 ottobre 2009

La steineriana in nero

crudelia.jpgDelle magagne del nido di mio figlio ho già detto, ma vi aggiorno con ulteriori dettagli. Le due maestre si sono più o meno riprese dallo stress del cambio di contratto e hanno quasi finito il duro lavoro dell'inserimento di 14 piccole iene. Bisogna ammettere che le ragazze stanno facendo del loro meglio per rendere uno stanzone sguarnito un po' meno desolante, con pannelli di foglie secche, decorazioni improvvisate, giocattoli e libretti gentilmente donati dai genitori. Oggi mentre ero lì con loro per il delicato momento dell'ambientamento del Pargolo (che tra l'altro per ora non sembra tanto propenso a farsi rinchiudere fra 4 mura per più di 20 minuti) entra la coordinatrice della nuova cooperativa accompagnata dalla "consulente steineriana", invitata per supervisionare la situazione. Vestita in total black con foulard turbante molto fashion, l'esperta pedagoga si aggira disgustata fra giocattoli in plastica made in china, bolle di sapone tossiche, pennarelli, canzoncine dello zecchino d'oro e quanto di meno antroposofico esista sulla terra. E, guardando le povere creature innocenti con aria sconsolata, comincia a pontificare con aria saccente sull'importanza del gioco per i più piccoli, suggerendo alle educatrici svaghi stimolanti come le costruzioni in nobile legno, i travasi col riso soffiato e altre amenità. Quando poi, in qualità di moglie di medico antroposofo, azzarda un consiglio anti-suina a base di ferro meteoritico per chi sta a contatto con i bambini-untori, leggo immediatamente la furia omicida negli occhi di una delle due maestre e dentro di me non trattengo la risata. Appena Lady Steiner lascia la classe, scatta la ribellione: "come si fa a incassare critiche da un'insegnante che si presenta agli infanti vestita tutta di nero, manco andasse a una sfilata? E l'Essenza dei colori del grande Rudolf Steiner dove è finita?

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29 settembre 2009

Passeggino vietato ai maggiori

violet_passeggino.jpgIo che quest'estate mi son ritrovata in aereoporto con un pargolo neanche duenne sprovvista di passeggino, perché avevo semplicemente dimenticato di includerlo nella valanga di bagagli, posso finalmente essere fiera di me.
Stamattina sbirciando al bar i titoli del Corriere, scorgo l'articolo-denuncia alle mamme metropolitane ree di abusare delle quattro-ruotine per semplificarsi la vita. In effetti, molto prima di diventare mamma, guardavo con orrore i passeggini straripanti di bambini più che cresciuti, che incapsulati e legati sembravano un esercito di disabili.

E su questo punto ho strenuamente tenuto fede al mio principio, aiutata forse anche da una creatura poco incline ad essere immobilizzata e da una babysitter appena maggiorenne che ha sempre trovato poco stylish spingere carrozzini. Insomma, starò facendo mille errori, ma almeno nessun esperto mi potrà mai accusare di aver tarpato le gambe a mio figlio, che sgambetta indisturbato da quando ha un anno. Certo la mia schiena è alla frutta, ma se da grande sarà un pigrone, sarà solo colpa sua!

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23 settembre 2009

L'importanza del colore

moda--.jpgNon sono una psicologa, non sono una coach, né tantomeno un'esperta di analisi transazionale (quella che studia i comportamenti e i ruoli) o di qualsiasi altra filosofia o scienza che studia la mente e i suoi segreti, ma mi sento di spezzare una lancia a favore della cromoterapia, della psicologia del colore e dell'importanza che i colori hanno sull'umore delle persone.

E forse tutto ciò andrebbe studiato e approfondito da certe yummy mummy prima di vestire i loro preppy bambini!

Per farla breve, ero al parco a incontrare un delizioso pargolo, tra l'altro simpaticissimo, che non vedevo da tempo. Il baby allegro e trotterellante mi veniva incontro con la sua mummy, molto trendy. Ma io faticavo a vederlo, perché si confondeva con il colore della terra e degli alberi. Insomma era vestito di marrone.

A voi sembra normale che tra tutti i colori dell'arcobaleno un bambino debba vestirsi a soli due anni di marron? Inoltre so per certo che la mamma, mia amica, predilige il nero.

Abbiamo subito avuto una discussione e lei si è difesa perché sulla "allegra" maglia marron, c'era disegnata una foglia verde, e i pantaloni erano blu notte, non neri. Non oso immaginare come lo vesta per la buia notte.

Le ho subito citato i bambini francesi o del nord europa, come modello da imitare, perché sono vestiti spesso con abiti molto colorati, ma lei fa orecchie da mercante.

Nonostante tutto ciò il piccolo è normale, socievole, completamente a suo agio con gli altri e ha uno sviluppo decisamente sopra la media.

I miracoli della natura.

p.s. MEMO ZIA: maglietta colorata per Ector (nome bimbo) - Libro cromoterapia per Polla (nome amica)

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18 settembre 2009

La tata una e trina, anzi...quatrina

tate.jpgIeri pomeriggio ho fatto la mia rentrée ai giardinetti dopo la pausa estiva e ho capito che nel centro di Milano c'è una specie da salvare: la nanny-di-famiglia-ricca-e-prolifica. Mentre inseguivo il Pargolo tra altalene, scivoli e gessetti, mi casca l'occhio su una giovane baby sitter sudamericana con passeggino farcito di bambino unenne. Non so perché, ma non posso fare a meno di ascoltarla mentre cerca di richiamare all'ordine la sorellina più grande, intenta a giocare con le amiche: "Ludovica andiamo che è tardi", "Dai che dobbiamo andare a casa". La piccola peste, come da manuale, fa orecchie da mercante: "ancora 5 minuti dai...". Vengo rapita dall'estenuante tiramolla che va avanti per una decina di minuti, finché la tata con voce lievemente rotta dallo stress proclama: "dobbiamo tornare per le 6 e un quarto, devo farvi il bagnetto, finire la sala e preparare le zucchine!". In quell'istante realizzo che di fianco alla Ludo si sono materializzati altri due piccoli cloni maschi armati di palla, spade e bicicletta. Non saranno certo tutti fratelli - mi dico - dopotutto i bambini biondi si somigliano tutti. Ma quando all'ultimatum della sventurata li vedo trotterellare tutti e tre in ordine decrescente verso il passeggino, non posso fare a meno di pensare alle fortune di Paris, appena tornata da una lunga trasferta in Riviera con un adorabile figlio unico.

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12 settembre 2009

Caro-asilo

astuccio.jpg

Quando il Piccolo ha smesso finalmente i pannolini, con sollievo ho pensato: basta forniture di vagonate di pampers all'asilo nido, finalmente la scritta "Portare i pannolini, grazie" scomparirà dal suo diario quotidiano.
Non sapevo che anche l'iscrizione alle pre-materne (le cosiddette classi primavera) avesse però degli oneri altrettanto... onerosi e ancor più complessi della semplice consegna di un blocco di pannolini.

Insieme a nuove orari e menù della settimana, a inizio delle classi mi è stato consegnato un plico di carta: le indicazioni sul materiale che sarà necessario al Piccolo per il suo futuro anno all'asilo. Passi per il set completo di bavaglie, portabavaglie, salviette, grembiulini, pantofole, sacchetti di stoffa, ricambi per ogni evenienza (il tutto ovviamente contrassegnato da iniziali). Ma davvero non ero preparata ad affrontare la richiesta di ogni tipo di articolo da cancelleria per il lavoro in classe: dalle forbici alla colla, dagli album da disegno a quelli per i collage, dai pastelli a cera alle tempere da usare con le mani, dall'astuccio ai pennelli e pennarelli. Per riuscire a racimolare il tutto c'è voluto qualche giorno, nonne e zie sono state coinvolte nel ricamo delle cifre e ancora oggi non siamo arrivati a soddisfare la richiesta di un astuccio con cerniere.

Insomma, pensavo che il caro scuola fosse un argomento da affrontare più avanti, non certo allo scoccare dei due anni e mezzo!

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