L’asilo senza giochi

asilo.jpgUna povera mamma in maggio si sbatte in giro per open-day di tutti i nidi milanesi, pubblici, privati, convenzionati e, dopo aver analizzato pro e contro di ciascuno, trova finalmente l’asilo perfetto: comunale, a due passi da casa, immerso nel verde e gestito benissimo da anni da una nota cooperativa di Reggio Emilia all’avanguardia nei percorsi pedagogici. Comincia la trafila per l’iscrizione e tiene le dita incrociate, ché a Milano essere presi al nido è una specie di Superenalotto. Quando arriva il verdetto positivo pensa: è fatta! E invece a settembre la sorpresa: durante l’estate la suddetta cooperativa ha abbandonato il timone in favore di una nuova e meno esosa, che si è aggiudicata l’appalto per l’anno scolastico che verrà. Risultato: tagli del personale, malumore fra le educatrici superstiti e piazza pulita di tutti i mobili, i lavoretti e i giochi, che tanto avevano colpito noi genitori al primo incontro. Un asilo senza giocattoli fa un po’effetto, ma ci si può ancora sforzare di pensare positivo: le piccole iene ci metteranno un attimo a disegnare e ripopolare gli ambienti sguarniti, i nuovi arredi che verranno saranno magari più igienici dei precedenti e se bisogna portare asciugamani, fazzolettini e lenzuola da casa poco male. Ma di affidare il pargolo a uno stuolo di maestre incattivite e con la sindrome del burn-out non se ne parla, per ora inserimento rimandato a ottobre nella speranza che gli animi si rasserenino.

L’asilo senza giochiultima modifica: 2009-09-08T16:09:00+00:00da admin
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