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29 settembre 2009

Passeggino vietato ai maggiori

violet_passeggino.jpgIo che quest'estate mi son ritrovata in aereoporto con un pargolo neanche duenne sprovvista di passeggino, perché avevo semplicemente dimenticato di includerlo nella valanga di bagagli, posso finalmente essere fiera di me.
Stamattina sbirciando al bar i titoli del Corriere, scorgo l'articolo-denuncia alle mamme metropolitane ree di abusare delle quattro-ruotine per semplificarsi la vita. In effetti, molto prima di diventare mamma, guardavo con orrore i passeggini straripanti di bambini più che cresciuti, che incapsulati e legati sembravano un esercito di disabili.

E su questo punto ho strenuamente tenuto fede al mio principio, aiutata forse anche da una creatura poco incline ad essere immobilizzata e da una babysitter appena maggiorenne che ha sempre trovato poco stylish spingere carrozzini. Insomma, starò facendo mille errori, ma almeno nessun esperto mi potrà mai accusare di aver tarpato le gambe a mio figlio, che sgambetta indisturbato da quando ha un anno. Certo la mia schiena è alla frutta, ma se da grande sarà un pigrone, sarà solo colpa sua!

23 settembre 2009

L'importanza del colore

moda--.jpgNon sono una psicologa, non sono una coach, né tantomeno un'esperta di analisi transazionale (quella che studia i comportamenti e i ruoli) o di qualsiasi altra filosofia o scienza che studia la mente e i suoi segreti, ma mi sento di spezzare una lancia a favore della cromoterapia, della psicologia del colore e dell'importanza che i colori hanno sull'umore delle persone.

E forse tutto ciò andrebbe studiato e approfondito da certe yummy mummy prima di vestire i loro preppy bambini!

Per farla breve, ero al parco a incontrare un delizioso pargolo, tra l'altro simpaticissimo, che non vedevo da tempo. Il baby allegro e trotterellante mi veniva incontro con la sua mummy, molto trendy. Ma io faticavo a vederlo, perché si confondeva con il colore della terra e degli alberi. Insomma era vestito di marrone.

A voi sembra normale che tra tutti i colori dell'arcobaleno un bambino debba vestirsi a soli due anni di marron? Inoltre so per certo che la mamma, mia amica, predilige il nero.

Abbiamo subito avuto una discussione e lei si è difesa perché sulla "allegra" maglia marron, c'era disegnata una foglia verde, e i pantaloni erano blu notte, non neri. Non oso immaginare come lo vesta per la buia notte.

Le ho subito citato i bambini francesi o del nord europa, come modello da imitare, perché sono vestiti spesso con abiti molto colorati, ma lei fa orecchie da mercante.

Nonostante tutto ciò il piccolo è normale, socievole, completamente a suo agio con gli altri e ha uno sviluppo decisamente sopra la media.

I miracoli della natura.

p.s. MEMO ZIA: maglietta colorata per Ector (nome bimbo) - Libro cromoterapia per Polla (nome amica)

18 settembre 2009

La tata una e trina, anzi...quatrina

tate.jpgIeri pomeriggio ho fatto la mia rentrée ai giardinetti dopo la pausa estiva e ho capito che nel centro di Milano c'è una specie da salvare: la nanny-di-famiglia-ricca-e-prolifica. Mentre inseguivo il Pargolo tra altalene, scivoli e gessetti, mi casca l'occhio su una giovane baby sitter sudamericana con passeggino farcito di bambino unenne. Non so perché, ma non posso fare a meno di ascoltarla mentre cerca di richiamare all'ordine la sorellina più grande, intenta a giocare con le amiche: "Ludovica andiamo che è tardi", "Dai che dobbiamo andare a casa". La piccola peste, come da manuale, fa orecchie da mercante: "ancora 5 minuti dai...". Vengo rapita dall'estenuante tiramolla che va avanti per una decina di minuti, finché la tata con voce lievemente rotta dallo stress proclama: "dobbiamo tornare per le 6 e un quarto, devo farvi il bagnetto, finire la sala e preparare le zucchine!". In quell'istante realizzo che di fianco alla Ludo si sono materializzati altri due piccoli cloni maschi armati di palla, spade e bicicletta. Non saranno certo tutti fratelli - mi dico - dopotutto i bambini biondi si somigliano tutti. Ma quando all'ultimatum della sventurata li vedo trotterellare tutti e tre in ordine decrescente verso il passeggino, non posso fare a meno di pensare alle fortune di Paris, appena tornata da una lunga trasferta in Riviera con un adorabile figlio unico.

12 settembre 2009

Caro-asilo

astuccio.jpg

Quando il Piccolo ha smesso finalmente i pannolini, con sollievo ho pensato: basta forniture di vagonate di pampers all'asilo nido, finalmente la scritta "Portare i pannolini, grazie" scomparirà dal suo diario quotidiano.
Non sapevo che anche l'iscrizione alle pre-materne (le cosiddette classi primavera) avesse però degli oneri altrettanto... onerosi e ancor più complessi della semplice consegna di un blocco di pannolini.

Insieme a nuove orari e menù della settimana, a inizio delle classi mi è stato consegnato un plico di carta: le indicazioni sul materiale che sarà necessario al Piccolo per il suo futuro anno all'asilo. Passi per il set completo di bavaglie, portabavaglie, salviette, grembiulini, pantofole, sacchetti di stoffa, ricambi per ogni evenienza (il tutto ovviamente contrassegnato da iniziali). Ma davvero non ero preparata ad affrontare la richiesta di ogni tipo di articolo da cancelleria per il lavoro in classe: dalle forbici alla colla, dagli album da disegno a quelli per i collage, dai pastelli a cera alle tempere da usare con le mani, dall'astuccio ai pennelli e pennarelli. Per riuscire a racimolare il tutto c'è voluto qualche giorno, nonne e zie sono state coinvolte nel ricamo delle cifre e ancora oggi non siamo arrivati a soddisfare la richiesta di un astuccio con cerniere.

Insomma, pensavo che il caro scuola fosse un argomento da affrontare più avanti, non certo allo scoccare dei due anni e mezzo!

10 settembre 2009

Mai dire pancia


giselle.jpgC'è una legge non scritta che chiunque sia mai stata incinta conosce benissimo: vietato commentare i pancioni altrui!

Eppure in presenza di una fanciulla in dolce attesa c'è sempre qualche sprovveduto che non riesce a tener a freno la lingua e si lascia scappare bestialità tipo: "a che mese sei? e -quando la futura mamma risponde titubante "al sesto", rincara la dose con "ma dai, non si vede niente, hai una pancia piccolissima!". A quel punto di solito la gravida-malcapitata, lungi dal sentirsi fiera di essere una specie di Giselle, viene divorata da un'infinita serie di paranoie, che vanno dalle dimensioni rachitiche del feto, alla mancanza di liquido amniotico, solo per citarne due.

Non crediate però di salvarvi esagerando per eccesso, ché dire a un'amica "Che pancia enorme che hai!", non solo è come darle della balena, ma evoca spettri ugualmente paurosi (tipo figli oversize, malattie dal nome impronunciabile, parti splatter). L'unica è tacere. Ma se proprio dovete dar fiato alle trombe, potete azzardare -con espressione convinta- una sola esclamazione: Che Pancia Perfetta!

08 settembre 2009

L'asilo senza giochi

asilo.jpgUna povera mamma in maggio si sbatte in giro per open-day di tutti i nidi milanesi, pubblici, privati, convenzionati e, dopo aver analizzato pro e contro di ciascuno, trova finalmente l'asilo perfetto: comunale, a due passi da casa, immerso nel verde e gestito benissimo da anni da una nota cooperativa di Reggio Emilia all'avanguardia nei percorsi pedagogici. Comincia la trafila per l'iscrizione e tiene le dita incrociate, ché a Milano essere presi al nido è una specie di Superenalotto. Quando arriva il verdetto positivo pensa: è fatta! E invece a settembre la sorpresa: durante l'estate la suddetta cooperativa ha abbandonato il timone in favore di una nuova e meno esosa, che si è aggiudicata l'appalto per l'anno scolastico che verrà. Risultato: tagli del personale, malumore fra le educatrici superstiti e piazza pulita di tutti i mobili, i lavoretti e i giochi, che tanto avevano colpito noi genitori al primo incontro. Un asilo senza giocattoli fa un po'effetto, ma ci si può ancora sforzare di pensare positivo: le piccole iene ci metteranno un attimo a disegnare e ripopolare gli ambienti sguarniti, i nuovi arredi che verranno saranno magari più igienici dei precedenti e se bisogna portare asciugamani, fazzolettini e lenzuola da casa poco male. Ma di affidare il pargolo a uno stuolo di maestre incattivite e con la sindrome del burn-out non se ne parla, per ora inserimento rimandato a ottobre nella speranza che gli animi si rasserenino.

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